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LIBERIAMO SPAZI SOCIALI
Viviamo in un’epoca in cui è sempre più difficile trovare spazi di aggregazione, autogestiti e non, in cui confrontarsi e fare collettivo, progettare ed in parte dare materialità ad un altro mondo possibile antagonista al neoliberismo sfrenato che ha come parole d’ordine principali “individualismo - egoismo - competizione”.
Nella nostra città, ma anche e soprattutto in provincia esistono unicamente luoghi commerciali, in cui la socializzazione è trasformata in merce su cui fare profitto e dove ogni attività creativa è legata alle logiche del denaro.
La chiusura delle piazze, la recinzione dei parchi urbani, la vigile sorveglianza di telecamere e forze dell’ordine si inseriscono in questo contesto di controllo sociale, mentre la scuola modello Moratti evita con cura che le nuove generazioni apprendano in modo critico la realtà, creando così giovani pronti per il mercato del lavoro con sempre meno diritti.
Giovani lavoratori e studenti, sul posto di lavoro come nelle scuole o nelle università, sono nella condizione generale di precarietà, spesso obbligati alla non-socialità, all'individualismo ed alla rassegnazione.
Liberare spazi sociali significa costruire luoghi in cui sperimentarsi ed autogestirsi, in cui entrare in contatto con chi vive sulla propria pelle le dinamiche del neoliberismo.
La politica repressiva dell’Amministrazione comunale di Como nei confronti dei “graffittari” si inserisce nel contesto di una totale assenza di politiche sociali aperte ai giovani, se si esclude ovviamente l’immancabile sostegno alle attività sportive, sicuramente innocue dal punto di vista sociale, in quanto non fomentano “strane e pericolose” idee nelle teste dei giovani.
La concessione di spazi sociali liberi da parte dell’Amministrazione Comunale o la riappropriazione di insediamenti produttivi dismessi, sono da intendere quindi come “finestre sulla città” dove poter creare laboratori per attività artistiche -tra cui i graffiti-, dove poter fare attività di controcultura, musica, fotografia, cinema, dove poter fare controinformazione e liberare la circolazione dei saperi attraverso anche corsi di lingua per migranti.
Luoghi fisici in cui le varie realtà antagoniste e più in generale i diversi attori sociali e politici presenti sul territorio comasco possano collaborare e, insieme con la partecipazione e la creazione di momenti d’incontro e discussione, interagire con la città.
Nei prossimi mesi partiremo con una campagna sugli spazi sociali che come GC ci vedrà impegnati a livello regionale. Qui a Como partiremo nel mese di novembre con una indagine tra i giovani studenti e lavoratori, per capire cosa pensano e cosa vogliono i giovani comaschi rispetto al tema degli spazi sociali.