![]() |
Le Olimpiadi sono un pessimo affare per le pubbliche amministrazioni che le ospitano, quindi anche per noi contribuenti. Finora i bilanci olimpici si sono sempre chiusi con pesanti passivi di miliardi di dollari. Nel caso di Torino, l’impegno finanziario pubblico è almeno triplicato (circa tre miliardi di euro) rispetto alle previsioni del 1999, senza che per questo la cittadinanza locale sia mai stata consultata. Un
pessimo affare per l’ambiente Un
pessimo affare dal punto di vista sociale, dei diritti sindacali e della
sicurezza dei lavoratori: Si
stanno occupando di Olimpiadi 2006: Per saperne di più: www.nolimpiadi.8m.com - www.giocapulito2006.org COMPORTAMENTI
NON ETICI DI ALCUNE IMPRESE SPONSOR Le grandi aziende dell’abbigliamento sportivo spendono un’enorme quantità di denaro per associare il loro nome e marchio all’ideale olimpico, ma un’indagine svolta dalla campagna Play Fair at the Olympics in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004, con interviste a 186 operai asiatici e dell’est europeo, che lavorano per ditte quali Adidas, Asics, Fila, Kappa, Lotto, Nike, Puma, denuncia che nel settore si lavora fino a 16 ore al giorno, con paghe al disotto dei livelli di sussistenza, in ambienti insalubri dove i diritti sindacali sono negati. In una fabbrica indonesiana che produceva abbigliamento con il simbolo a cinque cerchi, molte donne per la fatica hanno avuto aborti spontanei. Intanto la ricchezza del fondatore di Nike, Phil Knight, è cresciuta nel 2003 per una cifra pari a sette volte quanto guadagnano in un anno tutti i lavoratori occupati dai suoi fornitori. Le campagne di pressione chiedono al Comitato olimpico internazionale di inserire il rispetto dei diritti dei lavoratori tanto nella Carta olimpica quanto nei contratti commerciali e di licenza, oltre alla disponibilità a partecipare a una commissione di vigilanza congiunta (www.cleanclothes.org; www.abitipuliti.org). Mc Donald’s E’ oggetto di una campagna di boicottaggio internazionale per la pessima qualità dei cibi venduti, la costante repressione dei diritti sindacali, i bassi salari e i comportamenti lesivi dei diritti dei lavoratori, la distribuzione di gadget prodotti da operai cinesi sottopagati, che lavorano in ambienti pieni di esalazioni tossiche e talvolta con uso di lavoro minorile (www.mcspotlight.org ; www.tmcrew.org/mcd/index.html; www.ecn.org) Finmeccanica, società italiana a partecipazione pubblica, è l’ottava holding mondiale nel settore della difesa, da cui ricava il 65% dei suoi profitti. Controlla un centinaio di imprese in Italia e all’estero (fra cui Aermacchi, Agusta, Alenia, Oto Melara, Selex, impegnate nella produzione di velivoli da combattimento, sistemi radar, missilistici e di controllo terrestre e navale per la difesa. Collabora con l’industria aeronautica militare statunitense. Il fondo previdenziale pubblico della Norvegia ritirerà i propri investimenti su Finmeccanica perché produce testate nucleari, sebbene questo in Italia sia vietato, attraverso il gruppo MBDA (di cui detiene il 25%). Migliaia di firme raccolte in Italia e l’opposizione di Amnesty international non sono bastate ad escludere Finmeccanica dagli sponsor ufficiali di Torino 2006. General Electric, da mezzo secolo arma la “difesa” americana producendo cannoni e aerei, navi ed elicotteri militari, fornisce energia elettrica alle basi militari USA in Afghanistan e fa affari miliardari in Iraq. Inoltre è proprietaria dell’NBC, la rete tv che ha l’esclusiva sulle Olimpiadi San Paolo Imi, E’ una delle banche maggiormente coinvolte nel commercio di armi. Fa parte del gruppo di 13 banche (capeggiato dall’americana JP Morgan) che ha ricevuto l’incarico dall’Autorità governativa provvisoria diretta dagli USA di cofinanziare la Trade Bank irachena. Telecom, 40mila licenziamenti, sfruttamento di lavoro precario, imposizione ai clienti di prestazioni non richieste. Texaco, Attualmente sotto processo per 85 miliardi di rifiuti tossici riversati in 600 pozzi nell’Amazzonia ecuadoriana tra il 1964 e il 1992. ARCI
Como |