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DOPO
LE AGGRESSIONI A MILANO E IN DIVERSE CITTA’:
PERICOLO NAZISKIN IN LOMBARDIA.
NELLE STRADE UNA NUOVA LEVA DI GIOVANISSIMI CRESCIUTA NELLE CURVE DEGLI
STADI.
SAVERIO FERRARI - OSSERVATORIO DEMOCRATICO - 09/10/2004
La
Lombardia sta tornando ad essere teatro di episodi di violenza squadrista.
Solo dopo il clamore della gravissima aggressione nella notte del 6 agosto
scorso sui Navigli a Milano, dove una banda di naziskin ferì gravemente
sei giovani, uno dei quali rimasto per più giorni in prognosi riservata,
si è destata una certa apprensione. Ma il fenomeno che si sta sviluppando
è stato troppo a lungo sottovalutato. Proviamo a ricostruirlo.
CURVE E TESTE RASATE
Con un percorso inverso rispetto al passato, con il tentativo da parte
delle diverse formazioni della destra radicale di infiltrarsi nelle tifoserie
degli stadi, si è invece ora aggregata, a partire dalla curva,
una frangia di giovanissimi che punta ad organizzare “spedizioni”
anche in città. Una realtà formatasi autonomamente al di
fuori dei tradizionali gruppi politici. E’ il caso degli “Irriducibili”,
una delle sigle del tifo interista che si è trasformata in un contenitore
di “teste rasate” di diverse città lombarde, non solo
di Milano. Muovendosi con modalità tipiche da ultrà, ha
scelto il terreno, fuori dello stadio, dell’aggressione armata.
Arma preferita, il coltello. Nemici da colpire: i giovani dei centri sociali,
i red-skin ed i militanti di sinistra. A questo gruppo apparteneva anche
Giacomo Pedrazzoli, al momento l’unico arrestato, con l’imputazione
di duplice tentato omicidio, per l’assalto sui Navigli. Solo il
caso ha voluto che nella circostanza non ci scappasse il morto. A più
di una vittima, infatti, i colpi furono inferti mirando a parti vitali
del corpo. Prima di quella notte, l’11 aprile, sempre nella stessa
zona, un altro giovane del centro sociale O.r.so era stato aggredito e
ferito con un fendente ad una gamba. Una vittima quasi incontrata per
caso in un quartiere scelto per la presenza di luoghi di aggregazione
di sinistra. Dopo i Navigli, altri assalti. Questa volta direttamente
ai centri sociali milanesi: il 15 agosto al “Vittoria” e tre
giorni dopo, il 18, al ”Cantiere” con un tentativo di incendio.
Ciò che preoccupa di questa nuova leva è l’età
giovanissima, mediamente attorno ai 20 anni. Ragazzi cresciuti solo successivamente
all’esperienza dei gruppi naziskin dei primi anni ’90. Anche
l’apparente assenza di un preciso disegno politico colpisce. Quasi
un “branco” pericolosamente arrivato solo ora alla ribalta,
non solo milanese. Anche in altre città della Lombardia si sono,
infatti, verificati episodi analoghi.
CITTA’ IN NERO
Con modalità assai simili ai fatti di Milano, a Bergamo, una settimana
prima, nella notte fra il 31 luglio ed il 1° agosto, una ventina di
teste rasate feriva due giovani, attirandoli in una rissa creata ad arte
in alcuni locali abitualmente frequentati dalla sinistra. Come facendo
scattare una trappola, divisi in squadre, sbucavano all’improvviso
dalle vie circostanti e colpivano con lame affilate. I testimoni, anche
in questa circostanza hanno riferito di giovani neonazisti di diverse
città. A Varese e a Busto Arsizio, invece, le sedi dell’ANPI
sono state fatte oggetto, nell’ultimo anno, di due attentati. L’ultimo
particolarmente devastante, nella notte dell’8 settembre, con l’incendio
dei locali. Prima ancora, nel 2003, si erano verificate aggressioni alla
festa provinciale della Resistenza e, in un comune vicino, dell’Unità.
Nel febbraio scorso, sempre a Varese, era stato pubblicamente minacciato
con scritte sotto casa il capogruppo in Consiglio Comunale di Rifondazione
Comunista. In queste ultime settimane, per finire, lettere di minaccia
sono arrivate ad alcuni giornalisti de “La Prealpina”, il
quotidiano locale. “Da non sottovalutare”, dicono gli inquirenti,
solitamente molto prudenti. A Varese e a Busto Arsizio operano da anni
gruppi di estrema destra nelle curve dello stadio. Non casualmente uno
dei principali raggruppamenti della tifoseria varesina trae il proprio
nome, “Blood and Honour” (“sangue ed onore”),
da un motto delle SS. Uno dei loro capi, non più tardi di un anno
e mezzo fa, moriva in una rissa in Spagna dove si era rifugiato per sottrarsi
ad una condanna.
A Como, il 25 aprile scorso, sono state denunciate aggressioni a giovani
studenti da parte di una quindicina di naziskin. Ma in questa stessa città
ricorrente è anche l’imbrattamento con svastiche del centro
cittadino e lo sfregio ai monumenti dedicati alla Resistenza, oggetto
di sistematici vandalismi.
A Pavia, infine, una situazione limite: da tre anni una piccola banda
di naziskin tiene letteralmente in scacco la vita cittadina, creando seri
problemi di agibilità politica a militanti dei partiti democratici
e antifascisti. Infinito l’elenco, oggetto anche di diverse interrogazioni
parlamentari, dei pestaggi, degli attentati alle sedi di partito, degli
assalti al centro sociale “Il Barattolo”. Una situazione in
cui più che evidenti risultano le responsabilità di Questura
e Prefettura, assolutamente inerti. In questa città gran parte
delle denunce, anche penali, non hanno quasi mai avuto seguito e le stesse
condanne ad alcuni dei protagonisti delle violenze sono state assai miti,
nonostante nelle perquisizioni effettuate siano stati rinvenuti grossi
coltelli, mazze ferrate e tirapugni.
A pochi chilometri da Pavia, nel giugno scorso, l’incendio doloso
del centro sociale “La Sede” di Vigevano.
CHIUDERE LA SKINHOUSE
E’ tempo di lanciare l’allarme, ma anche di risposte. A Milano,
da anni, in Via Cannero, nel quartiere Bovisa, un’associazione fondata
da naziskin occupa una palazzina a ridosso di alcuni caseggiati. Ribattezzata
“Skinhouse”, oggi ospita regolarmente concerti di gruppi musicali
del circuito internazionale del rock razzista che attirano neonazisti
dal nord d’Italia e dalla Svizzera. Dietro il palco, la scritta
“Hammerskin”, denominazione di uno dei coordinamenti internazionali
delle teste rasate, la cui sezione italiana fu sciolta nel 1998 dalla
magistratura sulla base della legge Mancino.
Tra i frequentatori dei locali Giacomo Pedrazzoli e altre due neonazisti
con lui coinvolti nell’aggressione sui Navigli. La Skinhouse è
oggi lambita dai lavori in corso per l’apertura della nuova stazione
della metropolitana. Alla chiusura del cantiere si ritroverà a
ridosso degli ingressi, neanche una decina di metri. Di lì anche
il passaggio quotidiano per moltissimi lavoratori extracomunitari. Una
domanda si pone: è indispensabile aspettare violenze o fatti di
sangue prima di chiederne la chiusura?
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