Basta
chiedere, la Moratti è generosa. Con gli studenti delle paritarie,
però.
Bonus fino a 564 euro per chi - a prescindere da ogni valutazione
di reddito familiare - invia richiesta per il contributo: il bonifico
arriva direttamente a casa. Nel 2004 la somma totale destinata era stata
di 30 milioni di euro, quest’anno si sale a 50. «Regalo»
buono solo per il primo anno, però. Tanto basta per farlo assomigliare
più a uno spot per le paritarie che non una vera necessità.
«Questi soldi sono perfettamente coerenti - denuncia la Ds Acciarini
- con la sottrazione costante di fondi per la scuola pubblica».
Paradossi della scuola italiana. Mentre due licei di Roma, il Tasso
e il Righi, sono costretti dalla carenza strutturale degli edifici a
litigare per l’uso di sei aule, il ministro dell’Istruzione
Letizia Moratti distribuisce 50 milioni di euro agli studenti delle
scuole paritarie. Niente di nuovo sotto il sole - lo stanziamento era
previsto già dalla legge finanziaria 2003 -, ma stupisce il cospicuo
aumento dai 30 milioni del 2004 ai 50 milioni di quest’anno. Un
incremento del 70%, inspiegabile di fronte al 10% di crescita degli
studenti che hanno richiesto il contributo: 115mila contro i 105mila
del 2004. E rispetto al decremento degli studenti iscritti, passati
dai 495mila del 1994 ai 402mila dello scorso anno scolastico.
La fonte del provvedimento, rintracciabile a pag. 61 della gazzetta
ufficiale n.181 del 5 agosto, è un semplice decreto ministeriale,
ma il principio con cui si è arrivati alla determinazione è
curioso.
I soldi sono infatti ripartiti sulla base delle richieste, e saranno
spediti a casa con un bonifico sulla base dell’unico requisito
di regolare iscrizione a scuola. Nessun vincolo economico viene adottato
per decidere l’importo o il destinatario. Al contrario, una nota
protocollare puntualizza esplicitamente: «Anche quest’anno,
per accedere alla richiesta non sono imposti limiti di reddito».
Una determinazione in palese contrasto con il testo della legge 62/2000,
istitutiva della «parità» tra pubblico e non, che
all’articolo 11 prevedeva interventi «prioritariamente a
favore delle famiglie in condizioni svantaggiate».
Ma la nota aggiunge altro: «Si prevede inoltre che gli importi
del contributo stesso siano simili a quelli già erogati lo scorso
anno». Falso, perché ai genitori degli studenti che si
sono iscritti alle scuole paritarie viene rimborsata una cifra tra i
353 e i 564 euro, mentre nel 2004 arrivava ad un massimo di 376. La
cifra è ripartita in misura crescente al grado della scuola cui
si è iscritti. A 26mila alunni delle primarie arriverà
un rimborso pro-capite di 353 euro. Cifra che cresce a 420 euro per
64mila alunni delle scuole medie, e che raggiunge il massimo, 564 euro,
per 22mila studenti delle scuole secondarie.
Un ulteriore dettaglio avvalora poi l’ipotesi che tutta l’operazione
costituisca più un incentivo pubblicitario per le scuole paritarie
che non una necessità: il contributo infatti cessa dopo il primo
anno della scuola superiore. Ben «lontano dal sostenere lo sbandierato
diritto-dovere allo studio fino ai 18 anni», come sostiene Maria
Chiara Acciarini, senatore Ds e membro della Commissione Istruzione
del Senato, ma abbastanza per incentivare e sostenere la scelta delle
famiglie. Acciarini non è stupita dai 50 milioni complessivi.
Al contrario le «risultano perfettamente coerenti con la sottrazione
costante a danno dell’istruzione pubblica».
Del resto, il sostegno alle scuole private è ulteriormente garantito
da un’altra iniziativa estiva. Il 17 agosto è stato infatti
varato il decreto legge n.163, contenente «iniziative urgenti
in materia di infrastrutture». Tra queste, all’articolo
6, un particolare tipo di urgenza agostana: «Esenzione dall'Ici
per particolari immobili».
Quali siano gli edifici è facile immaginare: «L'esenzione
si intende applicabile anche nei casi di immobili utilizzati per le
attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione
e cultura di cui all'articolo 16, primo comma, lettera b, della legge
20 maggio 1985, n. 222, pur svolte in forma commerciale se connesse
a finalità di religione o di culto».
Il parallelo sugli istituti non gratifica: da un lato il liceo Righi
mira al fratricidio del vicino Tasso, pur di salvare i propri laboratori
dall’incertezza di una disposizione immobiliare non più
garantita. Dall’altro, un eventuale conversione del decreto in
legge dello Stato garantirebbe alle scuole cattoliche di non dover più
nemmeno pagare le tasse sulla proprietà.
articolo tratto da L'Unità del 28/08/05