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La Moratti e la droga....la Moratti si droga?

Letizia Moratti, ministro dell’istruzione, che, a settembre, incontra De Gennaro, capo della polizia, per mettere a punto un piano congiunto contro le occupazioni e il consumo di droghe nelle scuole (poco dopo, anche a Bergamo, cominciano gli incontri, più o meno segreti, tra agenti delle forze dell’ordine e presidi delle scuole superiori), Prosperini, vicepresidente della regione Lombardia, che propone di somministrare a tutti gli studenti delle scuole superiori una pillola capace di segnalare se lo studente ha fatto uso di droghe negli ultimi periodi, il preside del Lussana che sospende per dieci giorni un ragazzo scoperto a fumare una canna, finanzini e forze dell’ordine che stazionano fuori dalle nostre scuole, pronti a fermare e perquisire ogni soggetto sospetto: dove nasce tutta questa ansia repressiva, tutta questa smania criminalizzatrice verso le droghe leggere? Perché tendono a colpire sempre più gli studenti?

Non a caso tutta questa enorme campagna in particolare contro l’uso di hashish e marijuana a scuola (culminata con la presentazione dell’assurdo disegno di legge Fini sulle droghe) nasce per volere e sotto la spinta del ministro dell’istruzione Moratti, che già l’anno scorso aveva lanciato un progetto di “informazione” (fatta a modo suo, equiparando tutte le droghe, criminalizzando i tossicodipendenti, stuprando la corretta informazione medica) sulle droghe.
Abbiamo sempre ripetuto che la riforma Moratti ha varie facce e si presenta sotto varie forme: quella di questa campagna contro le droghe non è che una sfaccettatura di quella riforma dell’istruzione contro la quale ci battiamo, tanto quanto lo sono i buoni scuola o i finanziamenti alle scuole private.

L’obiettivo della Moratti è infatti quello di costruire un nuovo modello di scuola, non solo aziendalista e privatista, ma anche e soprattutto NORMALIZZATA. Normalizzata: tutto quanto non è “normalmente accettato”, ogni comportamento bizzarro o ribelle, ogni atteggiamento che turbi l’immagine pulita e tranquilla dello studente modello va represso e cancellato. Per le anomalie non c’è posto nella scuola perfetta della Moratti. Ed ecco allora il 7 in condotta, per chi è troppo agitato, troppo impertinente, troppo ribelle; ed allora ecco gli accordi per reprimere immediatamente le occupazioni, inaccettabile elemento di critica al sistema; ed allora ecco cancellato il potere decisionale degli organi collegiali (consiglio di istituto e di classe), affinchè le decisioni possano essere tenute tutte sotto controllo da una persona di fiducia (il preside); ed allora ecco ribadito l’obbligo del crocifisso in classe, contro il terrore della multiculturalità e della tolleranza; ed allora ecco la legge Fini, che si accanisce in particolar modo contro i fumatori di cannabis (non a caso un apposito articolo della legge definisce l’obbligo dell’insegnate di segnalare alla famiglia comportamenti anomali, che si suppongono –anche senza nessuna prova- legati all’uso di droghe, , da parte dello studente). Tutto quadra, anche troppo perfettamente.

Batterci contro la legge Fini significa batterci anche per un altro modello di scuola. Batterci contro la riforma Moratti significa anche rifiutare quest’assurda legge sulle droghe.