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Giovani
comunisti per nuove forme di aggregazione e di partecipazione sul territorio.
Scuola, migranti, spazi sociali: un laboratorio politico.
di Kekko Chiodelli, coordinatore regionale GC
Nonostante le grandi preoccupazioni legate
soprattutto all’evolversi di uno scenario internazionale in cui
guerra e terrorismo si avvinghiano in un intero, è sempre più
difficile rispondere con adeguatezza. Questo anno di mobilitazione nasce,
per i Giovani comunisti della Lombardia, all’insegna di nuove prospettive
che segnano la speranza di poter dare, almeno nella nostra regione, un
contributo significativo alle lotte contro il governo Berlusconi e le
politiche neoliberiste.
Sul terreno dell’istruzione la situazione si presenta molto complicata,
con la riforma Moratti che, decreto dopo decreto, sta completando la costruzione
della propria struttura senza che nessuno sia riuscito a costruire una
mobilitazione in grado di opporvisi adeguatamente.
Quest’anno sarà la volta dei decreti attuativi sulle scuole
superiori ma soltanto alcune reti di collettivi studenteschi, che come
GC abbiamo contribuito a costruire, sembrano già minimamente pronte
a mettere in campo una qualche forma di opposizione che però, per
sperare di essere efficace, dovrà necessariamente intrecciarsi
ad una mobilitazione più ampia della società civile e di
tutto movimento.
Ma, se la situazione nel campo della scuola sembra abbastanza problematica,per
quanto riguarda le mobilitazioni dei migranti nuove, incoraggianti prospettive
sembrano potersi dischiudere. Oltre a continuare la costruzione di scuole
di italiano per migranti, oggi prende corpo la possibilità di
mettere in campo una campagna, vincente, sul diritto al voto e sul decentramento
delle pratiche amministrative dalle questure ai comuni.
In virtù anche delle numerose municipalità conquistate da
Rifondazione insieme al centrosinistra
è necessario preparare, intrecciando il livello istituzionale a
quello di movimento, questa battaglia
che, se vittoriosa, può diventare elemento dirompente nel panorama
politico, segnando, anche a
livello di immaginario collettivo, un punto forte di rottura rispetto
alle pratiche delle amministrazioni precedenti e un’inversione di
rotta rispetto alle politiche nazionali, per diventare catalizzatore delle
speranze di riconquista dei diritti non solo dei migranti, ma anche di
tutti
i soggetti sociali in questi anni massacrati dalle politiche neoliberiste.
Oltre a ciò, soprattutto per i Giovani comunisti di alcune specifiche
realtà provinciali, si apre la prospettiva di una possibile, nuova
frontiera del fare politica: la costruzione di spazi sociali. Lavoro lungo,
tutto da impostare e da immaginare, da fare con calma, senza approssimazione
né improvvisazione, perché quelli che si hanno intenzione
di costruire non sono centri sociali in senso classico, ma luoghi nuovi,
“case delle alternative”, centri sociali di seconda generazione.
Non enclaves chiuse e isolate nelle città dove rinchiudere le proprie
resistenze alle politiche neoliberiste, ma spazi centrifughi, che siano
il precipitato fisico del movimento dei movimenti, luoghi collettori di
esperienze e soggettività diverse, che possano unire Giovani comunisti
e migranti, studenti e mediattivisti, gruppi teatrali e circoli di Rifondazione,
lavoratori precari e associazioni di volontariato. Spazi dove la convivenza
di soggetti diversi diventi pratica politica di contaminazione vera, un
modo per estendere la politica a tutti quei soggetti e a quelle attività
con cui siamo quotidianamente in contatto, ma che spesso non riusciamo
a coinvolgere adeguatamente,
necessitando esse di un contenitore/collettore fisico che la sede del
partito difficilmente riesce ad essere. Per questo, per quanto soltanto
abbozzata, la costruzione di queste “nuove case del popolo”,
“centrali del movimento” - che potrebbero far fare in particolare
ai Gc un salto di qualità decisivo,
aprendo a prospettive di crescita consistenti – rappresenta oggi,
per alcune realtà lombarde, l’orizzonte più interessante,
anche se certamente non il solo, di mobilitazione. |