ANTIFASCISTI|INIZIATIVE|FORUM|STUDENTI|CONTATTI|PRECARIETA'
HOME PAGE
   


ESTRATTO DAL DOSSIER SULLA MORTE DI FAUSTO E IAIO
di Umberto Gay e Angela Valcavi

LA CONTROINFORMAZIONE
E' capitato molte volte in questi dieci anni: nei momenti di maggiore stanchezza e sconforto era come se il duplice omicidio di Fausto e Iaio non fosse mai avvenuto. Raramente a un fatto tanto doloroso ed eclatante e' toccata tanta sottovalutazione da parte di Magistratura e Forze dell'Ordine. Raramente su un fatto con caratteristiche come queste si e' registrata una chiusura tanto ferrea nei circuiti dell'extralegalita': nulla doveva trapelare.

Il 22 marzo 1978 Milano ha assistito silenziosa e forse stupita ai funerali di due ragazzi sconosciuti: il popolo di Milano, 100.000 persone commosse e forti di rabbia in piazza S. Materno per l'ultimo saluto a Fausto e Iaio.
Messaggi, poesie, centinaia di pensieri per Fausto e Iaio lasciati, tra i fiori, sul luogo dell'omicidio, in via Mancinelli, recapitati al Centro Sociale Leoncavallo, in onda a Radio Popolare.
Per giorni e notti, mentre i cortei attraversavano la citta', le segreterie dei sindacati erano riunite in permanenza per decidere, non senza discussioni e litigi, la partecipazione ai funerali. Lo stesso all'Anpi. Poi, il 22, tutte le fabbriche di Milano si fermarono e decine di consigli di fabbrica presero parte al corteo tunebre: c'era anche il consiglio di Mirafiori; da Torino. C'erano pochissimi studenti. Molte mamme. Molti pensionati.

CLIMA/MILANO/DROGA
Il clima di quelle settimane sul fronte droga a Milano e' piuttosto caldo: nella zona Lambrate-Casoretto, in particolare, si registra un'escalation di avvenirnenti. Da parecchi mesi ormai tutte le componenti della Nuova sinistra sono scese in campo con varie iniziative contro lo spaccio dell'eroina: dalle denunce generali a quelle piu' specifiche e particolareggiate sui luoghi di spaccio (vie, giardini, locali).
In tutta la citta' e nell'hinterland parecchi spacciatori, piccoli e medi vengono duramente picchiati e non sono pochi i bar che bruciano perche' individuati come ritrovi di trafficanti.
Nell'area di Autonomia in particolare e in alcuni centri sociali nasce l'idea di un grande dossier-libro bianco che presenti una vera e propria mappa di luoghi e nominativi legati allo spaccio a Milano. In tutti i quartieri decine di giovani lavorano a raccogliere dati e informazioni: i luoghi di spaccio vengono osservati con attenzione da centinaia di occhi interessati.
Nella zona Lambrate il centro sociale Leoncavallo e' molto attivo nell'impresa: un nucleo opportunamente ristretto di giovani vi lavora, ma molti altri - come Iaio e, soprattutto, come Fausto - si danno da fare.
Fausto Tinelli in particolare, sara' poi ricordato da negozianti e farmacisti come particolarnente attivo e in vista nel far domande e seguire piste. I due giovani lavoreranno in modo continuativo, registrando man mano su nastro i risultati cui pervenivano.
Qualche tempo prima dell'omicidio Iaio avra' una vivace discussione (a base di "...Staremo a vedere... Questa volta non finisce cosi'...") proprio di fronte al "Caramellone", locale di via Carnia, nei pressi di piazza Udine. La lite avviene con un uomo sui 30 anni, tipo slavo, conosciuto come spacciatore con il nome di Franjo. Dopo il diverbio un amico di Iaio, Mario Rigamonti - il suo numero telefonico verra' trovato scritto insieme ad altri su un tovagliolino di carta in tasca al giovane riverso in via Mancinelli -, chiedera' a Iaio cosa avesse a che fare con certi personaggi: Iaio rispondera' che doveva frequentarli per il lavoro del libro bianco bianco sull'eroina.
Mentre monta il lavoro di ricerca sullo spaccio, si registrano le prime reazioni. La zona e' molto particolare: ci sono i bar di piazza Udine, piazza Aspromonte,via Pordenone. Un pericoloso connubio lega giovani malavitosi di destra e neofascisti organizzati.
Verso la fine di febbraio una mini-minor rossa sfreccia di fronte al Leoncavallo. Qualcuno dall'auto grida:"Sporchi rossi, vi ammazzeremo tutti!". Nello stesso periodo in via Monte Nevoso, proprio nei pressi dell'abitazione di Fausto,compare la scritta: "Tutti quelli del Casoretto devono morire". In un centro sociale, forse proprio al Leoncavallo, si verifica l'irruzione di alcuni giovani armati che minacciano i presenti, intimando loro di farsi i fatti propri.

A partire dal febbraio '78 Fausto comincia a manifestare timori e paure: soprattutto nel tornare a casa, la sera, e in particolare nel passare in piazza Udine. Li confida a Silvana, la sua ragazza: tanto che il padre di lei accompagnera' spesso il ragazzo a casa.
Tra la fine di febbraio e marzo, due fatti strani: una ragazza bionda, vestita elegantemente, suona alla porta di un'inquilina dello stabile dove abita la famiglia Tinelli. Alla inquilina lamisteriosa ragazza fara' molte domande su Fausto, sulla scuola che frequenta, sui suoi orari abituali. Analoghe domande verranno poste alla mamma di Fausto nello stesso periodo e per telefono da una donna rimasta sconosciuta. In quella fase il lavoro di compilazione del libro bianco e' pressoche concluso: l'Espresso, infatti, ne fara' una cospicua anticipazione. Il secondo episodio il 10 marzo: al Parco Lambro, viene sprangato Gianluca Oss Pinter, presunto spacciatore.

18 MARZO 1978: L'OMICIDIO
Dopo un pomeriggio con gli amici - Fausto al Parco Lambro, Iaio al parco prima e poi in centro con Celina Harnandez, la sua ragazza -, verso le 19.30 i due ragazzi si incontrano alla Crota Piemunteisa di via Leoncavallo, uno dei luoghi di ritrovo abituale dei giovani del centro sociale.
Nella sala biliardo - lo diranno poi vari testimoni -, ci sono quella sera tre giovani che nessuno aveva mai visto prima. Fausto e Iaio si ritrovano, per andare a cenare a casa Tinelli, come ogni sabato sera e come tutti sanno. Danila Tineili ha preparato il risotto. Sarebbero tornati al centro alle 21 per assistere al concerto di blues. Fra le 19.30 e le 19.45 si incamminano: non fanno il percorso abituale - e il piu' logico, partendo dalla trattoria dove si trovano, e cioe' Leoncavallo, via Mancinelli, Casoretto -, ma, per qualche motivo mai chiarito, si incamminano lungo via Lambrate in direzione di piazza S. Materno per poi risalire lungo via Casoretto. In via Lambrate c'e' un residence dove risiedono i vari personaggi - fra cui Gianni Mazzeo -- che piu' tardi saranno individuati dalla polizia in piazza Durante: molti di loro sono di origine trentina come Fausto.
Fausto e Iaio giungono all'edicola situata qualche metro prima dell'angolo tra via Casoretto e via Mancinelli: l'edicolante li sente commentare i titoli dei giornali sul sequestro Moro. All'altezza di via Mancinelli - sono le l9.55 circa -, qualcosa li attira all'interno della via. Di fronte al cancello di ferro della Anderson School, a una ventina di metri, quindi, dal punto in cui i due ragazzi ora si trovano, sono ferme
alcune persone.Nonostante l'ora tarda - li aspettano per cena - e nonostante il clima teso di quel periodo, i due ragazzi raggiungono il gruppo in attesa nella penombra di via Mancinelli.
C'e' uno scambio di battute tra Fausto, Iaio e gli altri in attesa: l'ipotesi piu' realistica, quindi, e' che almeno uno degli attentatori conoscesse almeno uno dei due giovani.
Quello che segue ha il conforto di una teste oculare, la signora Marisa Biffi, che arriva all'altezza di via Mancinelli proveniente da via Casoretto. Vede il gruppo che discute animatamente; vede, nella penombra, una delle figure leggermente piegata su se' stessa. Sente dei
colpi, come di petardi e la figura che si accascia. Oltre a Fausto e Iaio, Marisa Biffi vede tre persone: due di esse hanno in mano dei sacchetti, probabilmente di plastica, e indossano impermeabili chiari. La terza porta un giubbotto marroncino.
Tutti e tre si allontanano lungo via Mancinelli. Iaio e' gia' morto, Fausto agonizzera' fino all'arrivo dell'autoambulanza e morira' durante il trasporto all'ospedale. Non e' certo che la Biffi sia stata la sola testimone oculare dell'omicidio. A parte cio', altri testimoni seguiranno le
mosse degli assassini.

INDAGINI UFFICIALI
Le indagini sono state condotte nella loro fase iniziale dal Sost. Proc. Armando Spataro. Gia' nell'immediatezza l'ottica scelta dalla Questura fu quella del delitto maturato nell'ambiente dello spaccio di stupefacenti. A dire il vero le primissime dichiarazioni rilasciate dall'allora capo di gabinetto Bessone furono vergognose: si parlo' di regolamento di conti e, addirittura, di faida fra i gruppi della Nuova
sinistra.
Gia' il giorno dopo, comunque le ipotesi rientrarono in un ambito piu' realistico: l'impronta del duplice delitto sembrava chiaramente politica e, infatti, la pratica passo' dalla Squadra Mobile alla Digos, anche se l'ambiente in cui era maturato il delitto era quello della droga. Il dato sostanziale e' che le indagini furono condotte per poco tempo e in modo contraddittorio. Poco tempo perche', in quel periodo, gli interessi e le forze degli inquirenti erano complessivamente investite sul fronte della lotta armata; in modo contraddittorio perche', come sempre accade, non vi fu nessun coordinamento fra polizia e carabinieri.

Di conseguenza sul tavolo del magistrato arrivava poco e quei pochi dati a volte risultavano in contraddizione fra loro. Dopo poco tempo Spataro passava il fascicolo al giudice istruttore. Nonostante il lavoro svolto dal pm fosse comunque di notevole valore, se non altro perche' individuava i principali meccanismi che si erano mossi, dal '78 ad oggi ben quattro sono stati i giudici istruttori sul cui tavolo e' passato il fascicolo Tinelli-Iannucci. In questi anni ben poco sembra essersi aggiunto al lavoro di Spataro o, comunque, non sono mai
state tirate le necessarie somme.
Per amore di verita' e' da sottolineare con forza che, almeno per quanto riguarda gli ultimi due g.i. (Graziella Mascarello e l'attuale, Attilio Barazzetta) sembra che il principale ostacolo sia stato rappresentato dal fatto che i due magistrati non sono MAI stati messi nelle condizioni idonee per lavorare seriamente sul caso. Pressati e soffocati da decine di altre istruttorie, con imputati vivi e magari detenuti, i giudici hanno dovuto lavorare sul duplice omicidio esclusivamente nei ritagli di tempo o per scelta volontaristica. Grave, gravissima e' la responsabilita' dei dirigenti dell'Ufficio lstruzione e del Tribunale di Milano.
Si e' voluto dimenticare quel 18 marzo 1978 e non certo per una generale rimozione degli anni '70 come recenti processi che sono stati istruiti e persino gia' celebrati dimostrano. Si e' voluto dimenticare il 18 marzo 1978 secondo la piu' cinica filosofia dei morti di serie A e dei morti di serie B.
Sicuramente Fausto e Iaio, giovani proletari di periferia, rientravano per i responsabili della giustizia milanese in questa seconda categoria. Ogni altra spiegazione sarebbe ancora piu' inquietante. Ora al giudice istruttore arrivera' anche questo materiale come,negli anni trascorsi,altro materiale di controinformazione e' stato gia' fatto pervenire. Nient'altro che un motivo in piu' per richiedere, ancora una volta,che il giudice istruttore sia messo nelle REALI condizioni per poter lavorare sull'omicidio di Fausto e Iaio.
Sono passati 10 anni ed e' un tempo sufficiente anche per una citta' come Milano che ancora aspetta chiarezza su piazza Fontana.
Per i 100.000 dei loro funerali, Fausto e laio erano figli della citta' nel senso piu' vero e profondo del termine. Sono stati massacrati perche' erano quello che erano: due ragazzi di 18 anni che volevano una vita migliore in una societa' giusta, senza oppressi e sfruttati.
Che almeno la loro memoria non subisca la beffa ignobile della polvere sul fascicolo processuale.

IPOTESI
Qual e', in conclusione, l'ipotesi che viene proposta? La sensazione netta e' che la morte di Fausto e Iaio sia stata decisa da coloro che, all'epoca, nella zona Lambrate-Casoretto- Padova dingevano lo spaccio della droga ed erano collegati a settori della destra terroristica.
A fronte di un clima di scontro aperto fra la nuova sinistra e l'ambiente della droga scatta una spirale locale fatta da tanti episodi. Un'escalation il cui punto di rottura potrebbe essere rappresentato dal pestaggio al parco Lambro del l0 marzo 1978.
Perche' proprio Fausto e Iaio? Perche' erano dei compagni conosciuti e riconosciuti; perche' erano del Leoncavallo; perche' anche loro si occupavano del libro bianco sullo spaccio a Milano e, comunque, erano particolarmente impegnati sul fenomeno droga; perche' erano conosciuti personalmente anche da vari personaggi di quegli ambienti che sintetizzavano il commercio dell'eroina con una specifica cultura neofascista.
Una conosccnza che poteva determinare la certezza dell'obiettivo e la non pericolosita' fisica dei due ragazzi. In poche parole: un obiettivo sicuro e facile. La decisione di intervenire sulla campagna contro l'eroina e lo spaccio in generale viene appaltata, coerentemente, ad un gruppo ristretto di giovani malavitosi di destra della zona a cui si aggregano i soggetti politici, quelli che con tutta probabilita' saranno i killers veri e propri: i due giovani che in via Mancinelli indosseranno l'impermeabile chiaro.

All'epoca, fra il '75 e l'80, siamo nella fase in cui lo spaccio della droga, soprattutto eroina e cocaina (quest'ultima in mano soprattutto ai sudamericani),va via via stabilizzandosi di capillarita' e vastita'. Prima, e ancora intorno al '78, ci si trova spesso di fronte ad un mercato molto embrionale, a caratteristica "familiare", al massimo subappaltato, in qualche caso,a qualche personaggio che sta a cavallo fra la politica (neofascista) e la mala. La malavita, quella piu' spregiudicata che non avra' problemi nel corso dcgli anni ad inserirsi a fondo nella vendita della morte in bustina. All'epoca, in quel clima, con quella strutturazione di mercato ancora embrionale anche un libro bianco sugli spacciatori poteva rappresentare un serio pericolo.

Chi leggesse adesso quel dossier rimanga meravigliato per cio' che abbiamo appena affermato: il libro bianco e' uscito DOPO l'assassinio di Fausto e Iaio.A questo ambiente sono collegati personaggi e realta' di destra terroristica ancora, all'epoca, legate ad una pratica di scontro frontale con la sinistra.

Non ci puo' essere alcun dubbio: l'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci e' omicidio politico, concretamente e complessivamente politico.

I due giovani uccisi facevano parte di un vasto, variegato, forte arco di forze che avevano intravisto nell'attivita' contro la droga una delle tante e importanti battaglie contro il degrado della societa', la sfruttamento, la ghettizzazione dei giovani nei quartieri della periferia milanese.

Una lotta politica che ha avuto come risposta un duplice omicidio politico.

Milano, marzo I988

Articolo di Michele Gambino su Liberazione:
Faceva freddo a Milano il 18 marzo 1978, e il centro era intasato di auto della polizia e dei carabinieri: lampeggianti accesi, posti di blocco, mitra spianati. Due giorni prima a Roma era stato rapito Aldo Moro, e la macchina dello Stato sembrava impegnato in una buffa parodia di efficienza e «pronta risposta alla sfida brigatista», come promesso dal ministro dell'Interno Francesco Cossiga. Ma non c'erano sirene e poliziotti al Casoretto, quartiere di periferia. Solo persiane sbarrate a tener fuori lo smog e televisori accesi, in attesa del tg delle 20.
A quell'ora Fausto Tinelli e Iaio Iannucci camminano lungo via Mancinelli, stretti nei paltò. Chiacchierano, e il freddo forma nuvolette di vapore davanti alle loro bocche. Hanno trascorso un pomeriggio tranquillo: Lorenzo in piazza Duomo insieme alla sua ragazza, Fausto al Parco Lambro con gli amici. Mezz'ora prima si sono incontrati alla "Crota Piemunteisa", un bar-trattoria di fronte al centro sociale Leoncavallo, e ora si dirigono verso casa di Fausto, in via Montenevoso 9, per l'appuntamento del sabato col risotto di mamma Danila. L'edicolante all'angolo tra via Casoretto e via Mancinelli li vede fermarsi davanti alle edizioni straordinarie dei giornali, a commentare i titoli sul sequestro Moro. Sono ragazzi come oggi ce ne sono sempre meno, Fausto e Iaio: attenti al mondo intorno a loro, impegnati nel quartiere. Negli ultimi mesi hanno lavorato ad un dossier sullo spaccio di droga al Casoretto.
All'altezza dell'Anderson School di via Mancinelli ci sono tre persone infagottate in trench bianchi. Una signora, Marisa Biffi, vede Fausto e Iaio fermi alla loro altezza. Ecco il suo racconto, tratto dal libro Fausto e Iaio, di Daniele Biacchessi, uno dei tanti giornalisti che hanno tentato di ricostruire il delitto: «Tre ragazzi sono in piedi sul marciapiede, a 5-6 metri da me. Contemporaneamente un altro giovane è leggermente piegato e si comprime lo stomaco con entrambe le mani. Odo tre colpi attutiti che lì per lì sembrano petardi. I tre giovani sul marciapiede scappano velocemente mentre quello che è piegato su se stesso cade a terra. Mi avvicino al giovane caduto... Subito oltre il suo corpo, a un paio di metri, il corpo di questo ragazzo che prima non avevo visto né in piedi né a terra. Nessuno dei due ragazzi pronuncia un parola... Altrettanto fanno gli assassini che fuggono nel silenzio, avviandosi verso via Leoncavallo. Noto che il giovane con l'impermeabile ha un sacchetto che sembra di cellophane bianco in mano».
Dalla testimonianza si deduce che gli assassini sono professionisti: agiscono rapidamente, non dicono un parola, raccolgono i bossoli nel sacchetto di plastica che la signora Biffi ha visto nelle mani di uno dei killer. A sparare otto o nove volte è stata una Beretta 80 calibro 7,65, arma leggera e agile, ideale per colpire da vicino. Prima è caduto Fausto, colpito all'addome, al torace, al braccio destro e ai lombi. Poi è toccato a Lorenzo: torace, ascella destra, inguine, fianco destro.
Dopo l'omicidio, il gruppetto di tre sparisce nel nulla. L'indomani un funzionario della Questura parla con i cronisti: «E' chiaro, si tratta di una faida tra gruppi della nuova sinistra, o inerente al traffico di stupefacenti». La scientifica fa circolare la voce che l'assassino abbia sparato con una pistola calibro 32. «E' un'ipotesi tirata per i capelli, come del resto quasi tutte quelle formulate - scrive L'Unità -. C'è almeno un elemento certo nelle indagini sulla barbara uccisione di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli. I killer per uccidere hanno usato pistole automatiche avvolte in sacchetti di plastica».
L'articolo è firmato da Mauro Brutto. Non ancora trentenne, Brutto è il prototipo di una specie oggi in estinzione, il cronista di nera. La Milano di quegli anni, splendidamente raccontata da Scerbanenco, gli offre mille spunti di lavoro. Ma Brutto è anche un uomo di sinistra, e nella morte di Fausto e Iaio vede chiaramente la mano della destra milanese. Ne parla mesi dopo il delitto con Danila, la mamma di Fausto: «Mauro venne a casa mia - ha raccontato la donna - si stava occupando del connubio tra trafficanti di eroina, fascisti milanesi e romani, apparati dello Stato; mi disse che la verità su Fausto e Iaio non era chiara».
Per mesi Mauro Brutto raccoglie elementi sul delitto di Via Mancinelli. In novembre qualcuno gli spara tre colpi di pistola senza colpirlo. Pochi giorni dopo il giornalista mostra una parte del suo lavoro ad un colonnello dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo cena, Brutto ha appuntamento con una sua fonte. Lo vedono entrare in un bar di via Murat, comprare due pacchi di Gauloise, uscire, attraversare la strada. A metà della carreggiata si ferma per far passare una 127 rossa. In senso inverso arriva una Simca 1100 bianca, lo investe e scappa.
«La Simca sembrava puntare sul pedone», dirà nel corso della rapida inchiesta l'uomo a bordo dell'altra auto, la 127. Sparisce il borsello di Brutto, pieno di carte, forse trascinato dalle auto in corsa. Lo ritrovano qualche ora dopo in una via vicina, vuoto.
Ci sono elementi sufficienti per fare ipotesi, ma non per evitare che la morte di quel bravo cronista sia archiviata come incidente, mentre prosegue l'inchiesta su Fausto e Iaio. Dopo il delitto sono arrivate alcune rivendicazioni di ambienti di estrema destra. La più credibile appartiene all'Esercito nazionale rivoluzionario - brigata combattente Franco Anselmi. Anselmi era un neofascista romano, morto dodici giorni prima dell'omicidio di Fausto e Iaio, mentre tentava di rapinare un'armeria della capitale. Tra i camerati del gruppo di Anselmi c'è Massimo Carminati, il guascone senza paura che svolge i lavori sporchi per conto della banda della Magliana, la più potente organizzazione criminale romana, e ha rapporti con i servizi deviati. Tra le molte cose, Carminati è stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell'inchiesta sulla strage di Bologna...
Dopo anni d'indagine, Carminati sarà prosciolto per l'omicidio di Fausto e Iaio insieme ai camerati Claudio Bracci e Mario Corsi. Nei loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti, ma niente che si tramuti in prove certe. Del gruppo, oggi il più famoso è Corsi. Lo chiamano Marione, ed è il conduttore di una popolare trasmissione calcistica sulla Roma, in onda su "Radio Incontro". Cliccando sul suo sito internet ci si trova davanti ad un volto aperto e sorridente che incornicia due occhi gelidi. Ma è davvero un esercizio inutile, a distanza di tanti anni, cercare di rintracciare su quel viso i segni dell'uomo che Mario Corsi è stato, e di quello che ha fatto o non ha fatto.
Resta invece una domanda: perché Fausto e Iaio? Due ragazzi come tanti, di sinistra ma senza strette appartenenze. Più politicamente in vista di loro, a Milano, vi sono migliaia di persone. Si è parlato molto del dossier sulla droga cui i due ragazzi avevano collaborato, ma quel lavoro, una rigorosa analisi dello spaccio milanese, non contiene rivelazioni di alcun tipo.
E allora bisogna fermarsi su una coincidenza, come ha fatto recentemente Aldo Giannuli, consulente della commissione Stragi: i due ragazzi vengono ammazzati cinquantasei ore dopo il sequestro Moro, e Fausto Tinelli abita in via Montenevoso 9, dirimpetto al covo dei misteri brigatisti, quello in cui sarà custodito il memoriale di Moro. Dalla stanza di Fausto alla finestra del covo brigatista ci sono meno di dieci metri, e in quell'ambiente il ragazzo del Casoretto passa buona parte delle sue giornate, a leggere e ascoltare musica. Se esiste un misterioso legame tra il sequestro Moro e il duplice delitto di Milano, bisogna dare atto ai registi della trama di aver fornito anche la controprova: nel 1981 in provincia di Roma venne ucciso il capitano di polizia Francesco Straullu, e il delitto fu rivendicato dal nucleo fascista che si rifaceva a Franco Anselmi. Il fatto è che anche il nome di Straullu riporta al caso Moro: il capitano aveva indagato sul famoso borsello trovato nel 1979 in un taxi romano, e carico di "simboli" riferiti a Moro e al giornalista Pecorelli. Coincidenza per coincidenza, Carminati è stato indagato e prosciolto anche per l'omicidio Pecorelli. L'autore di quel delitto, chiunque fosse, indossava un trench bianco. Come i carnefici di Fausto e Iaio.
Oggi é morta una mosca
Ore 2,20: Ciao amore; ciò che ti scrivo non é una lettera ma una storia. Stanotte i fascisti hanno ucciso Fausto, non Fausto il compagno, ma Fausto il ragazzo, il biondino che quando eravamo in prima non interveniva mai perché si vergognava. Fausto che chiamavamo tutti Faust perché di origine trentina; Fausto con cui andavamo a fumare in segreteria; Fausto che diventava rosso quando andava a parlare con le ragazze; quando facevamo i gavettoni o andavamo a tirare le uova o anche qualche sasso alla scuola privata vicino a scuola, quando lo trovavo sulla montagnetta al Lambro con i compagni del Leoncavallo. Mi ricordo che é andato avanti due mesi dicendo che gli faceva male l'appendicite ma aveva paura di andare all'ospedale.
Per me Fausto é vivo, é vivo perché tutte queste cose e tante altre le abbiamo vissute e non spariranno mai. Oggi é morta una mosca..... Pensare che quando scrisse "Anarchia" io gli scrissi accanto "Utopia". Adesso posso urlare ma non cambierà niente, perché Fausto ha chiuso.

(A Via Mancinelli, dove sono stati assassinati Fausto e Iaio).

LINK DI APPROFONDIMENTO:
www.faustoeiaio.org - il nuovo sito curato dal Leoncavallo
www.ecn.org/fausto-jaio - associazione familiari ed amici di Fausto e Iaio
Fausto e Iaio, la speranza muore a 18 anni - di Daniele Biacchessi
www.radiopopolare.it/html/iniziative/faustojaio/ - registrazioni audio delle inchieste di RadioPop