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ESTRATTO
DAL DOSSIER SULLA MORTE DI FAUSTO E IAIO
di Umberto Gay e Angela Valcavi
LA
CONTROINFORMAZIONE
E' capitato molte volte in questi dieci anni: nei momenti di maggiore
stanchezza e sconforto era come se il duplice omicidio di Fausto e Iaio
non fosse mai avvenuto. Raramente a un fatto tanto doloroso ed eclatante
e' toccata tanta sottovalutazione da parte di Magistratura e Forze dell'Ordine.
Raramente su un fatto con caratteristiche come queste si e' registrata
una chiusura tanto ferrea nei circuiti dell'extralegalita': nulla doveva
trapelare.
Il
22 marzo 1978 Milano ha assistito silenziosa e forse stupita ai funerali
di due ragazzi sconosciuti: il popolo di Milano, 100.000 persone commosse
e forti di rabbia in piazza S. Materno per l'ultimo saluto a Fausto e
Iaio.
Messaggi, poesie, centinaia di pensieri per Fausto e Iaio lasciati, tra
i fiori, sul luogo dell'omicidio, in via Mancinelli, recapitati al Centro
Sociale Leoncavallo, in onda a Radio Popolare.
Per giorni e notti, mentre i cortei attraversavano la citta', le segreterie
dei sindacati erano riunite in permanenza per decidere, non senza discussioni
e litigi, la partecipazione ai funerali. Lo stesso all'Anpi. Poi, il 22,
tutte le fabbriche di Milano si fermarono e decine di consigli di fabbrica
presero parte al corteo tunebre: c'era anche il consiglio di Mirafiori;
da Torino. C'erano pochissimi studenti. Molte mamme. Molti pensionati.
CLIMA/MILANO/DROGA
Il clima di quelle settimane sul fronte droga a Milano e' piuttosto caldo:
nella zona Lambrate-Casoretto, in particolare, si registra un'escalation
di avvenirnenti. Da parecchi mesi ormai tutte le componenti della Nuova
sinistra sono scese in campo con varie iniziative contro lo spaccio dell'eroina:
dalle denunce generali a quelle piu' specifiche e particolareggiate sui
luoghi di spaccio (vie, giardini, locali).
In tutta la citta' e nell'hinterland parecchi spacciatori, piccoli e medi
vengono duramente picchiati e non sono pochi i bar che bruciano perche'
individuati come ritrovi di trafficanti.
Nell'area di Autonomia in particolare e in alcuni centri sociali nasce
l'idea di un grande dossier-libro bianco che presenti una vera e propria
mappa di luoghi e nominativi legati allo spaccio a Milano. In tutti i
quartieri decine di giovani lavorano a raccogliere dati e informazioni:
i luoghi di spaccio vengono osservati con attenzione da centinaia di occhi
interessati.
Nella zona Lambrate il centro sociale Leoncavallo e' molto attivo nell'impresa:
un nucleo opportunamente ristretto di giovani vi lavora, ma molti altri
- come Iaio e, soprattutto, come Fausto - si danno da fare.
Fausto Tinelli in particolare, sara' poi ricordato da negozianti e farmacisti
come particolarnente attivo e in vista nel far domande e seguire piste.
I due giovani lavoreranno in modo continuativo, registrando man mano su
nastro i risultati cui pervenivano.
Qualche tempo prima dell'omicidio Iaio avra' una vivace discussione (a
base di "...Staremo a vedere... Questa volta non finisce cosi'...")
proprio di fronte al "Caramellone", locale di via Carnia, nei
pressi di piazza Udine. La lite avviene con un uomo sui 30 anni, tipo
slavo, conosciuto come spacciatore con il nome di Franjo. Dopo il diverbio
un amico di Iaio, Mario Rigamonti - il suo numero telefonico verra' trovato
scritto insieme ad altri su un tovagliolino di carta in tasca al giovane
riverso in via Mancinelli -, chiedera' a Iaio cosa avesse a che fare con
certi personaggi: Iaio rispondera' che doveva frequentarli per il lavoro
del libro bianco bianco sull'eroina.
Mentre monta il lavoro di ricerca sullo spaccio, si registrano le prime
reazioni. La zona e' molto particolare: ci sono i bar di piazza Udine,
piazza Aspromonte,via Pordenone. Un pericoloso connubio lega giovani malavitosi
di destra e neofascisti organizzati.
Verso la fine di febbraio una mini-minor rossa sfreccia di fronte al Leoncavallo.
Qualcuno dall'auto grida:"Sporchi rossi, vi ammazzeremo tutti!".
Nello stesso periodo in via Monte Nevoso, proprio nei pressi dell'abitazione
di Fausto,compare la scritta: "Tutti quelli del Casoretto devono
morire". In un centro sociale, forse proprio al Leoncavallo, si verifica
l'irruzione di alcuni giovani armati che minacciano i presenti, intimando
loro di farsi i fatti propri.
A
partire dal febbraio '78 Fausto comincia a manifestare timori e paure:
soprattutto nel tornare a casa, la sera, e in particolare nel passare
in piazza Udine. Li confida a Silvana, la sua ragazza: tanto che il padre
di lei accompagnera' spesso il ragazzo a casa.
Tra la fine di febbraio e marzo, due fatti strani: una ragazza bionda,
vestita elegantemente, suona alla porta di un'inquilina dello stabile
dove abita la famiglia Tinelli. Alla inquilina lamisteriosa ragazza fara'
molte domande su Fausto, sulla scuola che frequenta, sui suoi orari abituali.
Analoghe domande verranno poste alla mamma di Fausto nello stesso periodo
e per telefono da una donna rimasta sconosciuta. In quella fase il lavoro
di compilazione del libro bianco e' pressoche concluso: l'Espresso, infatti,
ne fara' una cospicua anticipazione. Il secondo episodio il 10 marzo:
al Parco Lambro, viene sprangato Gianluca Oss Pinter, presunto spacciatore.
18
MARZO 1978: L'OMICIDIO
Dopo un pomeriggio con gli amici - Fausto al Parco Lambro, Iaio al parco
prima e poi in centro con Celina Harnandez, la sua ragazza -, verso le
19.30 i due ragazzi si incontrano alla Crota Piemunteisa di via Leoncavallo,
uno dei luoghi di ritrovo abituale dei giovani del centro sociale.
Nella sala biliardo - lo diranno poi vari testimoni -, ci sono quella
sera tre giovani che nessuno aveva mai visto prima. Fausto e Iaio si ritrovano,
per andare a cenare a casa Tinelli, come ogni sabato sera e come tutti
sanno. Danila Tineili ha preparato il risotto. Sarebbero tornati al centro
alle 21 per assistere al concerto di blues. Fra le 19.30 e le 19.45 si
incamminano: non fanno il percorso abituale - e il piu' logico, partendo
dalla trattoria dove si trovano, e cioe' Leoncavallo, via Mancinelli,
Casoretto -, ma, per qualche motivo mai chiarito, si incamminano lungo
via Lambrate in direzione di piazza S. Materno per poi risalire lungo
via Casoretto. In via Lambrate c'e' un residence dove risiedono i vari
personaggi - fra cui Gianni Mazzeo -- che piu' tardi saranno individuati
dalla polizia in piazza Durante: molti di loro sono di origine trentina
come Fausto.
Fausto e Iaio giungono all'edicola situata qualche metro prima dell'angolo
tra via Casoretto e via Mancinelli: l'edicolante li sente commentare i
titoli dei giornali sul sequestro Moro. All'altezza di via Mancinelli
- sono le l9.55 circa -, qualcosa li attira all'interno della via. Di
fronte al cancello di ferro della Anderson School, a una ventina di metri,
quindi, dal punto in cui i due ragazzi ora si trovano, sono ferme
alcune persone.Nonostante l'ora tarda - li aspettano per cena - e nonostante
il clima teso di quel periodo, i due ragazzi raggiungono il gruppo in
attesa nella penombra di via Mancinelli.
C'e' uno scambio di battute tra Fausto, Iaio e gli altri in attesa: l'ipotesi
piu' realistica, quindi, e' che almeno uno degli attentatori conoscesse
almeno uno dei due giovani.
Quello che segue ha il conforto di una teste oculare, la signora Marisa
Biffi, che arriva all'altezza di via Mancinelli proveniente da via Casoretto.
Vede il gruppo che discute animatamente; vede, nella penombra, una delle
figure leggermente piegata su se' stessa. Sente dei
colpi, come di petardi e la figura che si accascia. Oltre a Fausto e Iaio,
Marisa Biffi vede tre persone: due di esse hanno in mano dei sacchetti,
probabilmente di plastica, e indossano impermeabili chiari. La terza porta
un giubbotto marroncino.
Tutti e tre si allontanano lungo via Mancinelli. Iaio e' gia' morto, Fausto
agonizzera' fino all'arrivo dell'autoambulanza e morira' durante il trasporto
all'ospedale. Non e' certo che la Biffi sia stata la sola testimone oculare
dell'omicidio. A parte cio', altri testimoni seguiranno le
mosse degli assassini.
INDAGINI
UFFICIALI
Le indagini sono state condotte nella loro fase iniziale dal Sost. Proc.
Armando Spataro. Gia' nell'immediatezza l'ottica scelta dalla Questura
fu quella del delitto maturato nell'ambiente dello spaccio di stupefacenti.
A dire il vero le primissime dichiarazioni rilasciate dall'allora capo
di gabinetto Bessone furono vergognose: si parlo' di regolamento di conti
e, addirittura, di faida fra i gruppi della Nuova
sinistra.
Gia' il giorno dopo, comunque le ipotesi rientrarono in un ambito piu'
realistico: l'impronta del duplice delitto sembrava chiaramente politica
e, infatti, la pratica passo' dalla Squadra Mobile alla Digos, anche se
l'ambiente in cui era maturato il delitto era quello della droga. Il dato
sostanziale e' che le indagini furono condotte per poco tempo e in modo
contraddittorio. Poco tempo perche', in quel periodo, gli interessi e
le forze degli inquirenti erano complessivamente investite sul fronte
della lotta armata; in modo contraddittorio perche', come sempre accade,
non vi fu nessun coordinamento fra polizia e carabinieri.
Di
conseguenza sul tavolo del magistrato arrivava poco e quei pochi dati
a volte risultavano in contraddizione fra loro. Dopo poco tempo Spataro
passava il fascicolo al giudice istruttore. Nonostante il lavoro svolto
dal pm fosse comunque di notevole valore, se non altro perche' individuava
i principali meccanismi che si erano mossi, dal '78 ad oggi ben quattro
sono stati i giudici istruttori sul cui tavolo e' passato il fascicolo
Tinelli-Iannucci. In questi anni ben poco sembra essersi aggiunto al lavoro
di Spataro o, comunque, non sono mai
state tirate le necessarie somme.
Per amore di verita' e' da sottolineare con forza che, almeno per quanto
riguarda gli ultimi due g.i. (Graziella Mascarello e l'attuale, Attilio
Barazzetta) sembra che il principale ostacolo sia stato rappresentato
dal fatto che i due magistrati non sono MAI stati messi nelle condizioni
idonee per lavorare seriamente sul caso. Pressati e soffocati da decine
di altre istruttorie, con imputati vivi e magari detenuti, i giudici hanno
dovuto lavorare sul duplice omicidio esclusivamente nei ritagli di tempo
o per scelta volontaristica. Grave, gravissima e' la responsabilita' dei
dirigenti dell'Ufficio lstruzione e del Tribunale di Milano.
Si e' voluto dimenticare quel 18 marzo 1978 e non certo per una generale
rimozione degli anni '70 come recenti processi che sono stati istruiti
e persino gia' celebrati dimostrano. Si e' voluto dimenticare il 18 marzo
1978 secondo la piu' cinica filosofia dei morti di serie A e dei morti
di serie B.
Sicuramente Fausto e Iaio, giovani proletari di periferia, rientravano
per i responsabili della giustizia milanese in questa seconda categoria.
Ogni altra spiegazione sarebbe ancora piu' inquietante. Ora al giudice
istruttore arrivera' anche questo materiale come,negli anni trascorsi,altro
materiale di controinformazione e' stato gia' fatto pervenire. Nient'altro
che un motivo in piu' per richiedere, ancora una volta,che il giudice
istruttore sia messo nelle REALI condizioni per poter lavorare sull'omicidio
di Fausto e Iaio.
Sono passati 10 anni ed e' un tempo sufficiente anche per una citta' come
Milano che ancora aspetta chiarezza su piazza Fontana.
Per i 100.000 dei loro funerali, Fausto e laio erano figli della citta'
nel senso piu' vero e profondo del termine. Sono stati massacrati perche'
erano quello che erano: due ragazzi di 18 anni che volevano una vita migliore
in una societa' giusta, senza oppressi e sfruttati.
Che almeno la loro memoria non subisca la beffa ignobile della polvere
sul fascicolo processuale.
IPOTESI
Qual e', in conclusione, l'ipotesi che viene proposta? La sensazione netta
e' che la morte di Fausto e Iaio sia stata decisa da coloro che, all'epoca,
nella zona Lambrate-Casoretto- Padova dingevano lo spaccio della droga
ed erano collegati a settori della destra terroristica.
A fronte di un clima di scontro aperto fra la nuova sinistra e l'ambiente
della droga scatta una spirale locale fatta da tanti episodi. Un'escalation
il cui punto di rottura potrebbe essere rappresentato dal pestaggio al
parco Lambro del l0 marzo 1978.
Perche' proprio Fausto e Iaio? Perche' erano dei compagni conosciuti e
riconosciuti; perche' erano del Leoncavallo; perche' anche loro si occupavano
del libro bianco sullo spaccio a Milano e, comunque, erano particolarmente
impegnati sul fenomeno droga; perche' erano conosciuti personalmente anche
da vari personaggi di quegli ambienti che sintetizzavano il commercio
dell'eroina con una specifica cultura neofascista.
Una conosccnza che poteva determinare la certezza dell'obiettivo e la
non pericolosita' fisica dei due ragazzi. In poche parole: un obiettivo
sicuro e facile. La decisione di intervenire sulla campagna contro l'eroina
e lo spaccio in generale viene appaltata, coerentemente, ad un gruppo
ristretto di giovani malavitosi di destra della zona a cui si aggregano
i soggetti politici, quelli che con tutta probabilita' saranno i killers
veri e propri: i due giovani che in via Mancinelli indosseranno l'impermeabile
chiaro.
All'epoca,
fra il '75 e l'80, siamo nella fase in cui lo spaccio della droga, soprattutto
eroina e cocaina (quest'ultima in mano soprattutto ai sudamericani),va
via via stabilizzandosi di capillarita' e vastita'. Prima, e ancora intorno
al '78, ci si trova spesso di fronte ad un mercato molto embrionale, a
caratteristica "familiare", al massimo subappaltato, in qualche
caso,a qualche personaggio che sta a cavallo fra la politica (neofascista)
e la mala. La malavita, quella piu' spregiudicata che non avra' problemi
nel corso dcgli anni ad inserirsi a fondo nella vendita della morte in
bustina. All'epoca, in quel clima, con quella strutturazione di mercato
ancora embrionale anche un libro bianco sugli spacciatori poteva rappresentare
un serio pericolo.
Chi
leggesse adesso quel dossier rimanga meravigliato per cio' che abbiamo
appena affermato: il libro bianco e' uscito DOPO l'assassinio di Fausto
e Iaio.A questo ambiente sono collegati personaggi e realta' di destra
terroristica ancora, all'epoca, legate ad una pratica di scontro frontale
con la sinistra.
Non
ci puo' essere alcun dubbio: l'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci
e' omicidio politico, concretamente e complessivamente politico.
I due giovani uccisi facevano parte di un vasto, variegato, forte arco
di forze che avevano intravisto nell'attivita' contro la droga una delle
tante e importanti battaglie contro il degrado della societa', la sfruttamento,
la ghettizzazione dei giovani nei quartieri della periferia milanese.
Una
lotta politica che ha avuto come risposta un duplice omicidio politico.
Milano,
marzo I988
Articolo
di Michele Gambino su Liberazione:
Faceva freddo a Milano il 18 marzo 1978, e il centro era intasato di auto
della polizia e dei carabinieri: lampeggianti accesi, posti di blocco,
mitra spianati. Due giorni prima a Roma era stato rapito Aldo Moro, e
la macchina dello Stato sembrava impegnato in una buffa parodia di efficienza
e «pronta risposta alla sfida brigatista», come promesso dal
ministro dell'Interno Francesco Cossiga. Ma non c'erano sirene e poliziotti
al Casoretto, quartiere di periferia. Solo persiane sbarrate a tener fuori
lo smog e televisori accesi, in attesa del tg delle 20.
A quell'ora Fausto Tinelli e Iaio Iannucci camminano lungo via Mancinelli,
stretti nei paltò. Chiacchierano, e il freddo forma nuvolette di
vapore davanti alle loro bocche. Hanno trascorso un pomeriggio tranquillo:
Lorenzo in piazza Duomo insieme alla sua ragazza, Fausto al Parco Lambro
con gli amici. Mezz'ora prima si sono incontrati alla "Crota Piemunteisa",
un bar-trattoria di fronte al centro sociale Leoncavallo, e ora si dirigono
verso casa di Fausto, in via Montenevoso 9, per l'appuntamento del sabato
col risotto di mamma Danila. L'edicolante all'angolo tra via Casoretto
e via Mancinelli li vede fermarsi davanti alle edizioni straordinarie
dei giornali, a commentare i titoli sul sequestro Moro. Sono ragazzi come
oggi ce ne sono sempre meno, Fausto e Iaio: attenti al mondo intorno a
loro, impegnati nel quartiere. Negli ultimi mesi hanno lavorato ad un
dossier sullo spaccio di droga al Casoretto.
All'altezza dell'Anderson School di via Mancinelli ci sono tre persone
infagottate in trench bianchi. Una signora, Marisa Biffi, vede Fausto
e Iaio fermi alla loro altezza. Ecco il suo racconto, tratto dal libro
Fausto e Iaio, di Daniele Biacchessi, uno dei tanti giornalisti che hanno
tentato di ricostruire il delitto: «Tre ragazzi sono in piedi sul
marciapiede, a 5-6 metri da me. Contemporaneamente un altro giovane è
leggermente piegato e si comprime lo stomaco con entrambe le mani. Odo
tre colpi attutiti che lì per lì sembrano petardi. I tre
giovani sul marciapiede scappano velocemente mentre quello che è
piegato su se stesso cade a terra. Mi avvicino al giovane caduto... Subito
oltre il suo corpo, a un paio di metri, il corpo di questo ragazzo che
prima non avevo visto né in piedi né a terra. Nessuno dei
due ragazzi pronuncia un parola... Altrettanto fanno gli assassini che
fuggono nel silenzio, avviandosi verso via Leoncavallo. Noto che il giovane
con l'impermeabile ha un sacchetto che sembra di cellophane bianco in
mano».
Dalla testimonianza si deduce che gli assassini sono professionisti: agiscono
rapidamente, non dicono un parola, raccolgono i bossoli nel sacchetto
di plastica che la signora Biffi ha visto nelle mani di uno dei killer.
A sparare otto o nove volte è stata una Beretta 80 calibro 7,65,
arma leggera e agile, ideale per colpire da vicino. Prima è caduto
Fausto, colpito all'addome, al torace, al braccio destro e ai lombi. Poi
è toccato a Lorenzo: torace, ascella destra, inguine, fianco destro.
Dopo l'omicidio, il gruppetto di tre sparisce nel nulla. L'indomani un
funzionario della Questura parla con i cronisti: «E' chiaro, si
tratta di una faida tra gruppi della nuova sinistra, o inerente al traffico
di stupefacenti». La scientifica fa circolare la voce che l'assassino
abbia sparato con una pistola calibro 32. «E' un'ipotesi tirata
per i capelli, come del resto quasi tutte quelle formulate - scrive L'Unità
-. C'è almeno un elemento certo nelle indagini sulla barbara uccisione
di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli. I killer per uccidere hanno usato
pistole automatiche avvolte in sacchetti di plastica».
L'articolo è firmato da Mauro Brutto. Non ancora trentenne, Brutto
è il prototipo di una specie oggi in estinzione, il cronista di
nera. La Milano di quegli anni, splendidamente raccontata da Scerbanenco,
gli offre mille spunti di lavoro. Ma Brutto è anche un uomo di
sinistra, e nella morte di Fausto e Iaio vede chiaramente la mano della
destra milanese. Ne parla mesi dopo il delitto con Danila, la mamma di
Fausto: «Mauro venne a casa mia - ha raccontato la donna - si stava
occupando del connubio tra trafficanti di eroina, fascisti milanesi e
romani, apparati dello Stato; mi disse che la verità su Fausto
e Iaio non era chiara».
Per mesi Mauro Brutto raccoglie elementi sul delitto di Via Mancinelli.
In novembre qualcuno gli spara tre colpi di pistola senza colpirlo. Pochi
giorni dopo il giornalista mostra una parte del suo lavoro ad un colonnello
dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo cena, Brutto ha appuntamento con
una sua fonte. Lo vedono entrare in un bar di via Murat, comprare due
pacchi di Gauloise, uscire, attraversare la strada. A metà della
carreggiata si ferma per far passare una 127 rossa. In senso inverso arriva
una Simca 1100 bianca, lo investe e scappa.
«La Simca sembrava puntare sul pedone», dirà nel corso
della rapida inchiesta l'uomo a bordo dell'altra auto, la 127. Sparisce
il borsello di Brutto, pieno di carte, forse trascinato dalle auto in
corsa. Lo ritrovano qualche ora dopo in una via vicina, vuoto.
Ci sono elementi sufficienti per fare ipotesi, ma non per evitare che
la morte di quel bravo cronista sia archiviata come incidente, mentre
prosegue l'inchiesta su Fausto e Iaio. Dopo il delitto sono arrivate alcune
rivendicazioni di ambienti di estrema destra. La più credibile
appartiene all'Esercito nazionale rivoluzionario - brigata combattente
Franco Anselmi. Anselmi era un neofascista romano, morto dodici giorni
prima dell'omicidio di Fausto e Iaio, mentre tentava di rapinare un'armeria
della capitale. Tra i camerati del gruppo di Anselmi c'è Massimo
Carminati, il guascone senza paura che svolge i lavori sporchi per conto
della banda della Magliana, la più potente organizzazione criminale
romana, e ha rapporti con i servizi deviati. Tra le molte cose, Carminati
è stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato
con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell'inchiesta
sulla strage di Bologna...
Dopo anni d'indagine, Carminati sarà prosciolto per l'omicidio
di Fausto e Iaio insieme ai camerati Claudio Bracci e Mario Corsi. Nei
loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti, ma
niente che si tramuti in prove certe. Del gruppo, oggi il più famoso
è Corsi. Lo chiamano Marione, ed è il conduttore di una
popolare trasmissione calcistica sulla Roma, in onda su "Radio Incontro".
Cliccando sul suo sito internet ci si trova davanti ad un volto aperto
e sorridente che incornicia due occhi gelidi. Ma è davvero un esercizio
inutile, a distanza di tanti anni, cercare di rintracciare su quel viso
i segni dell'uomo che Mario Corsi è stato, e di quello che ha fatto
o non ha fatto.
Resta invece una domanda: perché Fausto e Iaio? Due ragazzi come
tanti, di sinistra ma senza strette appartenenze. Più politicamente
in vista di loro, a Milano, vi sono migliaia di persone. Si è parlato
molto del dossier sulla droga cui i due ragazzi avevano collaborato, ma
quel lavoro, una rigorosa analisi dello spaccio milanese, non contiene
rivelazioni di alcun tipo.
E allora bisogna fermarsi su una coincidenza, come ha fatto recentemente
Aldo Giannuli, consulente della commissione Stragi: i due ragazzi vengono
ammazzati cinquantasei ore dopo il sequestro Moro, e Fausto Tinelli abita
in via Montenevoso 9, dirimpetto al covo dei misteri brigatisti, quello
in cui sarà custodito il memoriale di Moro. Dalla stanza di Fausto
alla finestra del covo brigatista ci sono meno di dieci metri, e in quell'ambiente
il ragazzo del Casoretto passa buona parte delle sue giornate, a leggere
e ascoltare musica. Se esiste un misterioso legame tra il sequestro Moro
e il duplice delitto di Milano, bisogna dare atto ai registi della trama
di aver fornito anche la controprova: nel 1981 in provincia di Roma venne
ucciso il capitano di polizia Francesco Straullu, e il delitto fu rivendicato
dal nucleo fascista che si rifaceva a Franco Anselmi. Il fatto è
che anche il nome di Straullu riporta al caso Moro: il capitano aveva
indagato sul famoso borsello trovato nel 1979 in un taxi romano, e carico
di "simboli" riferiti a Moro e al giornalista Pecorelli. Coincidenza
per coincidenza, Carminati è stato indagato e prosciolto anche
per l'omicidio Pecorelli. L'autore di quel delitto, chiunque fosse, indossava
un trench bianco. Come i carnefici di Fausto e Iaio.
Oggi é morta una mosca
Ore 2,20: Ciao amore; ciò che ti scrivo non é una lettera
ma una storia. Stanotte i fascisti hanno ucciso Fausto, non Fausto il
compagno, ma Fausto il ragazzo, il biondino che quando eravamo in prima
non interveniva mai perché si vergognava. Fausto che chiamavamo
tutti Faust perché di origine trentina; Fausto con cui andavamo
a fumare in segreteria; Fausto che diventava rosso quando andava a parlare
con le ragazze; quando facevamo i gavettoni o andavamo a tirare le uova
o anche qualche sasso alla scuola privata vicino a scuola, quando lo trovavo
sulla montagnetta al Lambro con i compagni del Leoncavallo. Mi ricordo
che é andato avanti due mesi dicendo che gli faceva male l'appendicite
ma aveva paura di andare all'ospedale.
Per me Fausto é vivo, é vivo perché tutte queste
cose e tante altre le abbiamo vissute e non spariranno mai. Oggi é
morta una mosca..... Pensare che quando scrisse "Anarchia" io
gli scrissi accanto "Utopia". Adesso posso urlare ma non cambierà
niente, perché Fausto ha chiuso.
(A
Via Mancinelli, dove sono stati assassinati Fausto e Iaio).
LINK DI APPROFONDIMENTO:
www.faustoeiaio.org - il nuovo
sito curato dal Leoncavallo
www.ecn.org/fausto-jaio -
associazione familiari ed amici di Fausto e Iaio
Fausto e Iaio, la speranza
muore a 18 anni - di Daniele Biacchessi
www.radiopopolare.it/html/iniziative/faustojaio/
- registrazioni audio delle inchieste di RadioPop
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