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DIRITTO ALLO STUDIO Chi potrà andare a scuola? Cosa intendiamo per diritto allo studio Diritto all’istruzione significa, in termini generali, la possibilità per ogni individuo di poter formare una propria coscienza critica come strumento per poter affrontare la realtà. In termini pratici ciò si concretizza nel diritto di ciascuno, indipendentemente dalle proprie condizioni di reddito, ad accedere a tutti i gradi di un’istruzione di qualità , dall’asilo fino all’università. L’unico modo per garantire tale diritto è quindi rendere effettiva la gratuità dell’istruzione. Diritto allo studio significa quindi diritto ad un reddito sociale studentesco (come già esiste in molte nazioni europee): trasporti pubblici gratuiti, libri in comodato d’uso (ossia forniti gratuitamente dalla scuola a ciascuno, da restituire poi a fine anno), niente tasse scolastiche ed universitarie, mense studentesche a prezzi agevolati, finanziamenti per coprire le spese di gite d’istruzione e materiale didattico. Perché l’unico modo per rendere l’istruzione veramente pubblica è far sì che sia realmente gratuita. Cosa c’è sotto Perno del progetto revisionista e reazionario della Moratti è quello di ritornare al concetto di scuola, o meglio istruzione, come privilegio per pochi: selezionare gli studenti in base al reddito della famiglia da cui provengono. Questo è indubbiamente il concetto di base di tutta la manovra: subordinare l'istruzione al liberismo, ridurre la scuola pubblica ad azienda anticamera della precarietà del mondo del lavoro. Sfornare piccoli e solitari robot che si arrangino meccanicamente nell’adattarsi al mondo del lavoro, pronti già a 16 anni ad entrare in fabbrica, senza la pretesa, anzi la possibilità, di una formazione culturale completa ed approfondita. Quest’ultimo sarà il privilegio di pochi, di quelli che se lo possono permettere pagando. Il tutto delineando un’istruzione mercificata, asservita cioè alle esigenze del capitalismo. Chiaro che in tal ottica, oltre che eliminare tutte le sacche di resistenza, occorre stringere le maglie della selezione scolastica, utilizzando come preferito metro di misurazione il reddito. Ecco dunque aumentare nel complesso il costo di tasse, libri, trasporti, mense e materiale scolastico, non più garantiti dallo stato a tutti ma solo a chi se li può permettere. Selezione sociale: chi ha i soldi può andare avanti a studiare fino all’università e anche oltre, chi non ce li ha è destinato alla formazione professionale per poi essere gettato subito nel mondo del lavoro precario e sottopagato. Ecco ora qualche esempio, per liberare il campo da tutti gli equivoci usati per farci credere nell'impossibilità dello stato di erogare ulteriori finanziamenti. Negli ultimi anni i (poco) buoni scuola sono stati prima concessi da singole regioni alle scuole private. Aumentati esponenzialmente di anno in anno e diffusisi di regione in regione, siamo arrivati addirittura con l’attuale ministro alla concessione su scala nazionale di bonus dell’ordine di 30 milioni di euro all’anno per i prossimi tre anni alle scuole private. Cosa spetta alle scuole pubbliche, e più nello specifico al diritto allo studio? Ovviamente nulla. Il Lombardia, ad esempio, esiste una legge, la numero 31, che riconosce il diritto ad un’istruzione gratuita come un diritto da assicurare a ciascun cittadino. Questa legge, l’anno scorso, è stata finanziata con 7 milioni di euro, ossia con una quota procapite per i quasi 1 milione di studenti lombardi, di 7 euro a testa. Per i buoni scuola sono stati invece stanziati oltre 30 milioni di euro, destinati a 46.000 studenti di scuole private (650 euro a testa). Perché non spostare, visto che i soldi ci sono, i fondi destinati ai regali per le private (buoni scuola) al diritto allo studio di tutti? Una proposta di legge del gruppo consiliare lombardo di Rifondazione Comunista in proposito dimostra che, se ciò fosse fatto, si potrebbero concretamente coprire buona parte delle spese di libri di testo e trasporti pubblici per tutti gli studenti. |