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Vecchi e nuovi fascismi:
No alla pacificazione nazionale!

Il 25 aprile non può essere un momento di pacificazione nazionale del paese. Non può esserlo proprio perché è stato un momento storico che non ha visto il concorso politico, ideale e morale di tutte le forze sociali e politiche: sono infatti fuori da questo contesto le destre fasciste.

La Liberazione è stata una festa del popolo e delle forze politiche che hanno combattuto e battuto il fascismo. Da questo nasce tutto. La Resistenza è infatti un atto identitario, storico ma anche attuale, che fonda le sue radici nei valori antifascisti della Costituzione.

La pacificazione nazionale è quindi un’operazione strumentale, comoda alle destre che in questo modo rivalutano gli aguzzini fascisti e stravolgono la memoria della Resistenza, proprio nell’anno in cui si festeggia il suo sessantesimo anniversario. Sono molti i segnali che negano le libertà, che negano i diritti, che incarnano nuove forme di autoritarismo, di dominio, di controllo e repressione della società.
A tutto ciò, noi rispondiamo con un netto rifiuto.

Rivendichiamo la scelta coraggiosa di migliaia di donne e di uomini che hanno combattuto per liberare il paese. Ricordiamo inoltre che il sacrificio maggiore nel combattere i nazifascisti è stato pagato proprio dai partigiani comunisti, che in questo senso sono stati tra i primi difensori e costruttori della democrazia in Italia.

Noi ci opponiamo, con la stessa determinazione e la stessa decisione dei partigiani, ai vigliacchi tentativi di cancellare il ricordo e mistificare la memoria di quel che è stato: perché, se il regime nemico del popolo e alleato dei nazisti è caduto, non è stato comunque sconfitto il pericolo d’un ritorno di nuove, più subdole ed egualmente arroganti e aberranti forme di fascismo.
E allora sta a noi, nuova generazione, testimoniare e rivendicare l’eredità dei padri della nostra civiltà e del nostro Stato: perché il sangue di chi è caduto nel nome della libertà non scivoli via, inghiottito dagli abissi della storia, perché la vita di chi ha prima combattuto i fascisti e poi costruito questa Repubblica non sia macchiata dall’accostamento con quella di quei giovani che aderirono alla Repubblica Sociale e che, alleati con l’esercito nazista, compirono carnefici barbarie contro il popolo italiano in lotta per la libertà.

APPROFONDIMENTI:

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Sono tanti gli episodi accaduti in questi mesi in Lombardia, ed un po' in tutta Italia. Episodi che raccontano di violenze gratuite, minacce, pestaggi, incendi dolosi, in alcuni casi veri e propri assalti. Vittime predefinite di questo inasprimento del clima politico sono sempre gli stessi soggetti: militanti della sinistra e centri sociali.
Questi fatti sono segnali gravi e preoccupanti, anche perché gli esecutori di queste violenze restano quasi sempre impuniti. Eppure, c’è poco da dubitare sulla loro matrice neofascista: gli obiettivi lasciano poco margine all’incertezza.
Questi gruppi neofascisti girano indisturbati per la Lombardia senza che le istituzioni facciano nulla per contrastare questo germe di intolleranza politica e civile.
Germe che trova terreno fertile proprio tra i giovani, probabilmente perché vedono in loro modelli di forza, sopraffazione, prepotenza e orgoglio. Non solo, le forze di centrodestra, con le loro leggi e comportamenti (gli attacchi alla Magistratura, alla Costituzione, la Legge Bossi-Fini, ecc.) difendono pubblicamente il razzismo come se fosse semplicemente un'opinione tra le altre, tentano di rilegittimare il passato fascista (vedi la proposta di legge per riconoscere lo status di cobelligeranti ai repubblichini di Salò), affossano volutamente la Resistenza, intaccando alla radice i principi di democrazia che sono alla base della nostra Costituzione.
Il Governo nazionale, così come Formigoni e la sua giunta, varano leggi oggettivamente lesive dei principi democratici fondamentali, mostrando così come una latente cultura fascista sia tutt'ora presente sotto nuove forme nella nostra società.

Anche a Como, negli ultimi anni, si stanno moltiplicando segnali preoccupanti: alle posizioni xenofobe espresse da alcuni partiti in tema di immigrazione, si aggiunge il moltiplicarsi di episodi di intolleranza e di razzismo.
In occasione della celebrazioni del 25 aprile, i rappresentanti delle istituzioni locali, che pure dovrebbero essere partecipi dei valori nati dalla Resistenza e dalla Liberazione, hanno sempre ostentato disinteresse e arroganza.
E a ciò si aggiungono:
• il moltiplicarsi sui muri delle nostre città di simboli e scritte fasciste e xenofobe;
• l'inaugurazione a Como nel giugno del 2003 di "Piazza Ramelli" (e le relative iniziative della destra istituzionale e non -Forza Nuova sta rafforzando la sua presenza nel comasco-);
• la delibera della Giunta Provinciale di Como del 14/07/2003 sulla violenza politica;
• la richiesta di Azione Giovani al Comune di Como di erigere un monumento ai Repubblichini di Salò;
• la probabile inaugurazione del percorso "storico-turistico" sulle "ultime 72 ore del duce" in alcuni Comuni del nostro territorio.

Riteniamo quindi importante che le istituzioni, le forze democratiche e antifasciste, assumano tutte le iniziative per sensibilizzare la cittadinanza, in particolare i giovani, sui valori antifascisti alla base della nostra Costituzione.
Costituzione fondata appunto sulla lotta partigiana di migliaia di donne e uomini che hanno dato all’Italia la libertà, la democrazia e i diritti.
Crediamo fondamentale che la Regione investa in programmi culturali diffusi che mettano al centro il tema della Resistenza non semplicemente come “memoria rituale”, ma come sistema di valori profondamente attuale e, infatti, duramente sotto attacco dalle destre al governo.
Si deve dare impulso alle istituzioni locali e alle scuole affinché, sin dalle elementari, vengano costruiti percorsi storici, culturali e didattici che promuovano tra i giovani i valori della pace, della giustizia sociale, della convivenza civile e della libertà. P