“AMERICAS REAPARECIDAS” DI FULVIO GRIMALDI

Un lungometraggio che illustra movimenti e protagonisti dell’asse del nuovo antagonismo afro-indio-latinoamericano che parte da Cuba e dalla sua rivoluzione, attraversa le lotte nell’Argentina dei piqueteros, degli indios in Bolivia, dei Sem Terra nel Brasile di Lula, fino alla grande rivoluzione bolivariana di Hugo Chavez, per poi tornare a Cuba, alfa e omega della rinascita di Nuestra America.

Chi è Fulvio Grimaldi
Giornalista, per quarant’anni ha girato il mondo come inviato soprattutto di guerra, cercando notizie nascoste e raccontando verità spesso mistificate dalla “grande informazione”. Ha lavorato per la radio (BBC di Londra), per varie testate giornalistiche (“Paese Sera”, “Giorni-Vie nuove”, “Abc”), e dal 1986 alla RAI.
Nel marzo del 1999, in polemica per la guerra alla Jugoslavia, ha lasciato la RAI ed è passato a “Liberazione”, il quotidiano di Rifondazione Comunista dal quale, nel maggio 2003, è stato allontanato per contrasti politici (Iraq, Palestina, Cuba e Jugoslavia). Oggi lavora all’autoproduzione di video-documentari su crisi internazionali e guerre in corso. Tanti gli articoli e reportage scritti in questi ultimi anni dai fronti di crisi e di guerra: Algeria, Brasile, Jugoslavia, Medio Oriente, Venezuela, ecc.

Intervista
Com'è nata l'idea di fare un documentario socio-politico sull'America Latina?
L'America Latina è un continente di cui si parla pochissimo, è uno dei grandi buchi neri dell'informazione mondiale; in Italia quest'assenza è particolarmente scandalosa perché abbiamo un legame storico, culturale ed antropologico enorme con il sud America: basta pensare che là vivono un milione di cittadini italiani, ancora in possesso di passaporto italiano.
In America Latina stanno nascendo valide opzioni per la società, per l'umanità, per il pianeta: opzioni fortemente alternative al pensiero unico predominante, alla soluzione finale, al contemporaneo come "fine della storia"....In America Latina stanno riaprendo la storia, a partire da Cuba, la cui influenza sta innescando processi importanti in un numero crescente di paesi dell'America del sud: Argentina, Brasile e soprattutto nel Venezuela di Chavez, in cui si sta compiendo una vera e propria rivoluzione, in Bolivia, in Uruguay in cui ha vinto la sinistra... è un continente che raffigura un'alba per il pianeta, una nuova giornata che si apre sulla storia del mondo.

Tu pensi che in America Latina possa nascere una vera alternativa al capitalismo? magari non il modello comunista ma qualcosa di radicalmente nuovo? Pensi che il modello di Lula possa rappresentare un cambiamento significativo?
Intanto non vedo perché l'alternativa non possa essere comunista , per adesso la storia ci ha dato quest' alternativa... Hugo Chavez considera la sua una rivoluzione bolivariana, ma Fidel Castro gli ha detto "voi la chiamate bolivariana, noi lo chiamiamo Socialismo" ma di fatto è la stessa cosa: l'emancipazione delle classi sociali e la vittoria dei poveri sui ricchi.
In Bresile c'è stata moltissima delusione dopo la vittoria di Lula: nei primi due anni di governo Lula, l'uccisione dei Sem Terra che occupavano terre improduttive, l'arresto e l'assassinio di sindacalisti da parte delle milizie dei latifondisti, è aumentato del 170%. Lula ha introdotto gli organismi geneticamente modificati nell'agricoltura brasiliana, paese in cui l'80% del PIL proviene dal settore agricolo. Lula ha emanato la nuova legge sulla previdenza sociale che taglia le pensioni, colpendo il settore più debole della società. Lula ha corrisposto completamente ed interamente alle richieste del Fondo Monetario Internazionale, mentre in Argentina il presidente Kirchner, che è un'esponente della borghesia di sinistra, ha respinto le condizioni del FMI e ha imposto le sue.
La vera forza del Brasile oggi, sta nei grandi movimenti di massa che lo attraversano, e che criticano fortemente le scelte del governo, un governo che si appoggia agli esponenti della borghesia e della finanza, piuttosto che appoggiarsi, come fa Chavez, alle masse proletarie e sottoproletarie che l'hanno votato.

Hai seguito il movimento dei piqueteros in Argentina?
L'Argentina risente di una tara storica: la frammentazione delle sue sinistre. Forse questa è un'eredità della decapitazione di un'intera fascia generazionale e della sparizione di una classe dirigente progressista, di sinistra e possibilmente rivoluzionaria, venuta a mancare con la dittatura e i 30mila desaparecidos. E' comprensibile che oggi da questa tabula rasa nascano dei germogli non ben amalgamati, che non riescono a darsi una dimensione di massa.
L'attività delle sinistre in Argentina diventa rilevante sul piano sociale, perché le organizzazioni di piqueteros fanno una grande opera di intervento sociale, un po' come gli hazbollah in Libano o hamas in Palestina che danno priorità all'intervento sociale ma non sfondano a livello istituzionale.

Cosa ne pensi dell'invito a non recarsi in Iraq - paese pacificato - che il Ministro degli Esteri italiano ha rivolto ai giornalisti?
In Iraq c'è una situazione di grande pericolo, siamo in pieno conflitto ma, di fronte all'opinione pubblica sempre più contraria alle guerre, è necessario mantenere la finzione che si va lì per costruire: sono stato a Nassiriya, dopo che gli italiani erano lì da otto mesi, e non avevano neppure messo in sesto il rifornimento di acqua potabile, la depurazione dell'acqua; perché l'Iraq deve rimanere degradato, impoverito, affamato, anzi prima muoiono gli iracheni e meglio è, dove c'è il petrolio non c'è bisogno di gente.
Quest'atteggiamento nei confronti dell'informazione comunque ha radici lontane: dopo Hiroshima, il comandante capo e poi governatore del Giappone McArthur impedì ai giornalisti per mesi e mesi di visitare Nagasachi e di riferire sugli effetti della radioattività.

Puoi azzardare un commento sulla vicenda di Giuliana Sgrena?
La mia ipotesi, suffragata da logica e precedenti storici, è che i rapimenti in Iraq siano compiuti da gruppi di mercenari iracheni agli ordini dei servizi segreti occidentali: questa forma di repressione e ricatto è stata già usata dai servizi segreti in passato, in particolare in America latina, ed il personaggio che l'ha praticata più di tutti era John Negroponte, ambasciatore in America Latina allora e ora ambasciatore USA in Iraq.
Sicuramente Negroponte ha importato questo metodo di satanizzare la resistenza irachena, che invece è una resistenza di popolo, ha l'appoggio del popolo e non ha interesse a togliere di mezzo ed intimidire i giornalisti che stanno dalla parte del popolo iracheno: Baldoni, Sgrena, i francesi...
Nella liberazione poi credo sia successo qualcosa che è il risultato della contraddizione tra gli interessi di Berlusconi e quelli degli Stati Uniti: questa contraddizione ha portato gli americani a cercare di eliminare Giuliana Sgrena ed i suoi accompagnatori.

intervista tratta dal sito www.segnalidifumo.net